Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

BGE 119 IA 378



119 Ia 378

45. Estratto della sentenza della II Corte di diritto pubblico del 5
novembre 1993 nella causa X, Y e Z e rispettivi Consorti c. Consiglio di
Stato del Cantone Ticino (ricorso di diritto pubblico) Regeste

    Verfassungsmässigkeit eines Dekrets, welches zur Begrenzung
der unerwünschten Auswirkungen des Grenzverkehrs zur Versorgung von
Motorfahrzeugen mit Benzin die Öffnungszeiten der Tankstellen einschränkt.

    Das genannte Dekret verletzt weder die Handels- und Gewerbefreiheit
(E. 4-7) noch das Verbot rechtsungleicher Behandlung (E. 8).

    Auch Art. 2 ÜbBest.BV ist nicht verletzt; dabei ist nicht entscheidend,
ob der angefochtene Hoheitsakt als Vollzugsmassnahme zum Bundesgesetz
über den Umweltschutz, als vorläufig - bis zur Inanspruchnahme der
bundesrätlichen Verordnungskompetenz - erlassenes kantonales Umweltrecht
oder aber als selbständiges kantonales Recht zu betrachten ist (E. 9).

Sachverhalt

    A.- Il 10 dicembre 1991 il Gran Consiglio ticinese, richiamandosi alla
legge federale sulla protezione dell'ambiente, del 7 ottobre 1983 (LPA;
RS 814.01; segnatamente agli art. 11 e 65), all'ordinanza federale contro
l'inquinamento atmosferico, del 16 dicembre 1985 (OIAt; RS 814.318.142.1;
segnatamente agli art. 2 cpv. 5, 32 e 33), nonché all'ordinanza federale
contro l'inquinamento fonico, del 15 dicembre 1986 (OIF; RS 814.41), ha
adottato il decreto legislativo riguardante la riconduzione e la modifica
parziale del decreto legislativo concernente la limitazione degli orari
di apertura delle stazioni di distribuzione e di vendita dei carburanti
nel Sottoceneri del 26 giugno 1990. Lo stesso, pubblicato sul Foglio
ufficiale della Repubblica e Cantone del Ticino n. 100 del 13 dicembre
1991, aveva il seguente tenore:

    "Scopo.

    Art. 1  Il presente decreto ha lo scopo di ridurre gli inconvenienti
   ambientali, in particolare le emissioni foniche e di sostanze
   inquinanti, generati dal traffico frontaliero di approvvigionamento
   di carburanti per automezzi.

    Campo di applicazione.

    Art. 2  Il presente decreto disciplina la distribuzione e la vendita di
   carburanti nel territorio dei distretti di Mendrisio e di Lugano. Il

    Consiglio di Stato attende all'applicazione del decreto, tramite il

    Dipartimento dell'ambiente.

    Orari di apertura nei giorni feriali.

    Art. 3  Nei giorni feriali e alla vigilia dei giorni festivi
ufficiali le
   stazioni di distribuzione e di vendita di carburanti possono essere
   aperte al più presto alle ore 06.00 e devono essere chiuse entro le
   ore 20.00. Al sabato le stazioni di distribuzione e di vendita dei
   carburanti devono chiudere entro le ore 19.00.

    Chiusura nei giorni festivi.

    Art. 4  La domenica e nei giorni festivi ufficiali, ad eccezione di
   quelli che immediatamente precedono o seguono la domenica, le stazioni
   di distribuzione e di vendita dei carburanti sono chiuse. Il giorno
   di S. Stefano i distributori possono essere aperti.

    Distributori automatici.

    Art. 5  Gli orari di apertura e di chiusura indicati agli art. 3 e
4 non
   sono applicabili ai distributori automatici, funzionanti con banconote,
   carte di credito e altri mezzi di pagamento, ubicati nel territorio
   a nord del ponte-diga di Melide. Il comprensorio del Comune di Melide
   è parificato alla zona che si trova a sud del ponte-diga stesso.

    Deroghe.

    Art. 6  Il Dipartimento dell'ambiente può accordare, su richiesta,
   permessi speciali per il rifornimento degli autoveicoli in dotazione
   ai servizi di pubblica utilità.

    Penalità.

    Art. 7  I contravventori sono puniti con una multa sino a fr. 5'000.--.

    Il Dipartimento dell'ambiente istruisce i casi che gli sono segnalati e
   decide sull'importo delle multe da infliggere. È applicabile la
   legge di procedura per i reati di competenza del Pretore e per le
   contravvenzioni.

    Entrata in vigore.

    Art. 8  Trascorsi i termini per l'esercizio del diritto di referendum,
il
   presente decreto è pubblicato nel Bollettino ufficiale delle leggi e
   degli atti esecutivi. Il Consiglio di Stato ne fissa la data di entrata
   in vigore. Il decreto decade due anni dopo la sua entrata in vigore."

    Decorso infruttuoso il termine di referendum, il Consiglio di Stato
ha fissato l'entrata in vigore del decreto al 1o marzo 1992 e lo ha
pubblicato sul Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi
del Cantone Ticino del 24 gennaio 1992 (n. 5).

    L'atto legislativo sostituiva il precedente decreto del 26 giugno
1990, scaduto il 31 maggio 1991, al quale era sostanzialmente identico,
salvo qualche eccezione. Entrambi i decreti modificavano, per i distretti
di Mendrisio e di Lugano, gli orari di apertura delle stazioni di
distribuzione e di vendita dei carburanti, disciplinati dalla legge
cantonale sul lavoro, dell'11 novembre 1968 (Llav). Secondo quest'ultima,
gli esercizi citati possono rimanere in esercizio sino alle 23.00 la
domenica e i giorni festivi (art. 20 cpv. 2 lett. d) come pure il sabato
e la vigilia dei giorni festivi (art. 21 cpv. 1 lett. e); gli altri giorni
feriali essi vanno invece chiusi alle 22.00 (art. 21 cpv. 1 lett. e).

    Il 24 febbraio 1992 i ricorrenti menzionati in epigrafe hanno impugnato
il citato decreto dinanzi al Tribunale federale con tre ricorsi di
diritto pubblico, nei quali chiedono il suo annullamento. Fanno valere
la violazione degli art. 4 e 31 Cost. nonché 2 Disp.trans.Cost. Il
Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha concluso alla reiezione del
ricorso. L'istanza contenuta nel gravame volta a conferire allo stesso
effetto sospensivo è stata respinta con decreto presidenziale del 30
marzo 1992.

    Il Tribunale federale ha respinto i ricorsi nella misura in cui li
ha ritenuti ammissibili.

Auszug aus den Erwägungen:

                      Dai considerandi:

Erwägung 4

    4.- a) Dal profilo sostanziale i ricorrenti censurano la violazione
della loro libertà di commercio e d'industria, sancita dall'art. 31 Cost.,
e la lesione del principio della forza derogatoria del diritto federale,
ancorato all'art. 2 Disp.trans.Cost. A loro avviso, il decreto impugnato
non costituisce una valida base legale, indispensabile per restringere i
loro diritti costituzionali: il Cantone non è, in effetti, competente a
legiferare sulla materia. Inoltre, essi sostengono che la misura adottata
è inidonea a perseguire gli scopi che il legislatore si è preposto e che
viola il principio della proporzionalità.

    b) La libertà di commercio e d'industria assicura a ogni persona
il diritto di esercitare a titolo professionale un'attività privata
volta al conseguimento di un guadagno o di un reddito (DTF 118 Ib 356
consid. 4c pag. 363, 116 Ia 118 consid. 3 pag. 121). È quindi pacifico
che la misura impugnata, che restringe gli orari durante i quali sono
ammesse la distribuzione e la vendita di carburante, limita il citato
diritto costituzionale. Nondimeno, l'art. 31 cpv. 2 Cost. conferisce ai
Cantoni il diritto di emanare prescrizioni sull'esercizio del commercio
e dell'industria, alle condizioni precisate dalla giurisprudenza.
Affinché tali premesse siano soddisfatte, le restrizioni cantonali devono
fondarsi su di una base legale, devono essere sorrette da un interesse
pubblico predominante e vanno limitate - conformemente al principio della
proporzionalità - a quanto necessario per realizzare gli scopi d'interesse
pubblico perseguiti. Devono inoltre rispettare il principio della parità
di trattamento tra concorrenti. Esse non possono però perseguire fini di
natura politica economica: non devono cioè intervenire nel gioco della
libera concorrenza per favorire certi rami d'attività lucrativa o per
dirigere l'attività economica secondo un piano prestabilito. Possono
invece tendere, tra l'altro, alla tutela della salute, della sicurezza,
dell'ordine, della quiete e della moralità pubblica (DTF 118 Ia 175
consid. 1 pag. 176, 117 Ia 440 consid. 2 pag. 445 entrambi con rinvii).

Erwägung 5

    5.- a) Contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, il quesito
dell'esistenza di una base legale in concreto non si pone: essa è infatti
stata creata proprio con il decreto litigioso (cfr. DTF 98 Ia 395 consid. 1
pag. 399). Né i ricorrenti contestano che quest'ultimo, che sottostava
a referendum facoltativo, ossequi i dettami costituzionali. Il quesito
di sapere se tale atto legislativo violi norme di diritto federale o
se il Cantone non fosse autorizzato a legiferare nella materia (poiché
questa è di competenza della Confederazione), non concerne la violazione
dell'art. 31 Cost., bensì quella dell'art. 2 Disp.trans.Cost.: esso sarà
pertanto trattato unitamente a tale censura (cfr. consid. 9).

    b) Scopo del decreto è quello di ridurre gli inconvenienti ambientali,
in particolare le emissioni foniche e di sostanze inquinanti, generati dal
traffico frontaliero di approvvigionamento di carburanti per automezzi
(cfr. art. 1 dell'atto legislativo in questione). Esso non persegue
dunque fini di natura politica economica, ma tende a tutelare la salute e
la quiete pubblica: è quindi compatibile con quanto sancito dall'art. 31
Cost. (consid. 4b). Non vanno discussi in quest'ambito i quesiti di sapere
se la misura sia atta a perseguire il fine menzionato, se essa sia adeguata
e, infine, se tra le restrizioni imposte e i benefici ottenuti vi sia un
rapporto ragionevole: tali questioni concernono infatti la proporzionalità
del provvedimento.

    c) In merito all'adempimento di quest'ultima esigenza, i ricorrenti
fanno valere che il decreto è inidoneo a migliorare la situazione di
degrado ambientale esistente nel Cantone Ticino. Anzi, a loro avviso, esso
sarebbe persino controproducente: favorirebbe l'incremento del traffico
durante le ore di apertura meno estese delle stazioni di rifornimento;
motiverebbe, inoltre, gli automobilisti di oltre confine a intraprendere
viaggi più lunghi, onde rifornirsi di carburante in zone non colpite dal
provvedimento. I ricorrenti negano poi che esista un rapporto ragionevole
tra gli inconvenienti, certi, legati all'adozione del decreto e i benefici,
incerti, che dalla normativa ci si attende: il Cantone non ha infatti
dimostrato un miglioramento della situazione ambientale. Per converso,
sarebbero sicuri gli inconvenienti per i titolari delle stazioni di
benzina, per gli utenti e, non da ultimo, per la finanza pubblica,
che beneficia di minori introiti derivanti dai tributi prelevati sui
carburanti.

Erwägung 6

    6.- a) Per prassi costante, il Tribunale federale verifica con libero
potere di esame se il provvedimento adottato dall'autorità cantonale dal
profilo della proporzionalità sia conforme all'art. 31 Cost. (DTF 118
Ia 175 consid. 3a pag. 181). Quale Corte costituzionale, esso si impone
tuttavia un certo ritegno allorquando si pongono questioni rilevanti in
misura particolare dall'apprezzamento delle circostanze o quando devono
essere valutate particolari condizioni locali, che le autorità cantonali
conoscono e possono soppesare meglio del Tribunale federale (DTF 118
Ia 175 consid. 3 pag. 181, 116 Ia 118 consid. 5a pag. 123, 115 Ia 370
consid. 3 pag. 372). Un certo ritegno può inoltre essere giustificato
laddove di tratta di giudicare problemi di natura prettamente tecnica
(DTF 103 Ia 272 consid. 6c pag. 278).

    b) Al proposito va rilevato che è notorio - e a giusta ragione
non è negato dai ricorrenti - che in Ticino la situazione ambientale
è precaria e che i valori limite di immissione fissati dall'ordinanza
contro l'inquinamento atmosferico sono regolarmente superati (cfr. pure
RDAT 1991 1 pag. 70, consid. 6a pag. 77). Inoltre, secondo il Messaggio
n. 3804 del 2 luglio 1991, riguardante il decreto contestato, in molte
zone erano sovente sorpassati anche i limiti fissati dall'ordinanza
contro l'inquinamento fonico. A tal proposito l'incarto non contiene dati
precisi; nondimeno, la comune esperienza di vita permette di ritenere che
l'intenso traffico presente in numerosi centri urbani doveva provocare
un inquinamento fonico elevato. In simili condizioni, sussisteva un
eminente interesse pubblico ad adottare ogni misura atta a favorire il
miglioramento della qualità dell'aria e a garantire alla popolazione la
necessaria quiete.

Erwägung 7

    7.- a) I ricorrenti negano che il decreto litigioso abbia effetti
benefici sull'igiene dell'aria. L'autorità cantonale contesta tale
tesi: fondandosi su misurazioni della qualità dell'aria effettuate nel
Comune di Chiasso, afferma che la misura ha comportato una diminuzione
dei carichi inquinanti presenti nell'atmosfera, perlomeno durante le
ore serali e notturne. Essa ritiene particolarmente significative
le misurazioni effettuate dal 1o dicembre al 28 febbraio, negli anni
1990-1992. Le relative tabelle, concernenti le rappresentazioni dei
carichi inquinanti durante un giorno feriale medio, mostrano che nei
diversi anni, in sostanza, la situazione è immutata dalla mattina sino alle
18.30. Da allora in poi, le curve, per quanto concerne le concentrazioni
di monossido di azoto e di monossido di carbonio, evidenziano carichi
di sostanze inquinanti notevolmente più bassi nel periodo in cui era in
vigore il decreto del 26 maggio 1990 (sostanzialmente identico a quello
attuale). Per converso, la concentrazione di anidride solforosa presente
nell'aria - dovuta principalmente agli impianti di riscaldamento, e non
al traffico veicolare - non mostra un particolare cambiamento di tendenza
durante le ore serali.

    b) I dati esposti depongono in favore delle tesi dell'esecutivo
cantonale. Nondimeno va riconosciuto che una valutazione degli
effetti della misura sui carichi inquinanti presenti nell'atmosfera è
complessa. Le concentrazioni di sostanze inquinanti presenti nell'aria
dipendono, infatti, dall'azione congiunta di disparate fonti così come
dalle condizioni climatiche. Inoltre, in concreto, ci si può chiedere se il
punto di misurazione scelto sia sufficientemente rappresentativo per trarre
delle conclusioni attendibili concernenti tutta la regione interessata
dal provvedimento. Simili incertezze sono tuttavia irrilevanti. Per la
soluzione della vertenza, è decisivo il fatto, innegabile, che bloccando
il massiccio afflusso di autoveicoli provenienti dall'estero, il decreto
contestato ha diminuito nelle ore serali e durante i giorni festivi
il rumore e gli odori legati al traffico in numerosi centri urbani,
garantendo in tal modo alla popolazione la necessaria tranquillità. Ciò
che certamente può spiegare la valutazione positiva della misura espressa
dal 90% dei Comuni interessati (cfr. rapporto della Commissione della
legislazione n. 3804, del 15 novembre 1991, concernente il decreto
litigioso, pag. 5). Il raggiungimento di un simile obbiettivo permette
di ritenere che la misura sia adeguata al perseguimento dello scopo
prefisso. Va del resto osservato che la salvaguardia della quiete pubblica
costituisce uno dei fini tipici delle misure di limitazione degli orari
di apertura dei negozi [cfr. DTF 100 Ia 47 consid. 4c pag. 49, 97 I 499
consid. 3b pag. 503; ZBl 88 (1987) pag. 453 consid. 5b].

    c) Relativamente al rapporto esistente tra il fine perseguito e il
mezzo impiegato (proporzionalità in senso stretto), va innanzitutto
rilevato che gli orari di apertura di cui le stazioni di benzina
beneficiavano giusta l'art. 21 cpv. 1 lett. e Llav rappresentavano un
privilegio nei confronti delle altre imprese, le quali, di regola,
dispongono di orari di apertura più ristretti (chiusura alle 18.30
dal lunedì al venerdì e alle 17.00 al sabato). Pur considerando gli
importanti interessi economici legati alla vendita di carburante,
la scelta del legislatore ticinese di levare, parzialmente (le pompe
di benzina devono chiudere entro le 20.00, le 19.00 al sabato), tale
privilegio non può affatto essere ritenuta sproporzionata. L'esigenza
di garantire alla popolazione, quantomeno, la necessaria tranquillità
giustifica pienamente la restrizione imposta ai titolari delle stazioni
di rifornimento di carburante, i quali continueranno comunque a disporre
di orari di apertura sufficientemente ampi da permettere l'esercizio
di un'attività redditizia. Va poi osservato che il decreto impugnato
è stato limitato geograficamente (distretti di Mendrisio e di Lugano)
e temporalmente (due anni). In tal modo si è cercato di ridurre al
minimo le ripercussioni economiche della misura, evitando di colpire,
inutilmente, delle regioni non soggette in modo massiccio al cosiddetto
fenomeno del pendolarismo del pieno e garantendo, in tempi brevi, la
verifica dell'opportunità del mantenimento dell'atto legislativo. Si è
dunque, correttamente, tenuto conto del fatto che il fenomeno combattuto
con il decreto è dovuto a fattori economici che possono essere soggetti
a repentini mutamenti (aumento dei tributi sulla benzina in Svizzera,
svalutazione della lira italiana nei confronti del franco). Del resto,
dall'entrata in vigore del decreto a oggi, l'acquisto in Svizzera di
carburante ha già perso notevolmente di attrattività. La differenza di
prezzo attualmente esistente è tuttavia ancora tale da non porre in dubbio
la costituzionalità della misura adottata.

Erwägung 8

    8.- a) I ricorrenti fanno poi valere la violazione del divieto della
disparità di trattamento, appellandosi sia all'art. 4 Cost. che all'art. 31
Cost. Sostengono che, siccome tutto il Cantone versa in difficili
condizioni ambientali, non si giustifica di restringere gli effetti del
decreto ai distretti di Lugano e di Mendrisio. Parimenti insostenibile è,
a loro dire, la differente regolamentazione dei distributori automatici,
a dipendenza della loro posizione rispetto al ponte-diga di Melide.

    b) Nella fattispecie non è necessario valutare se l'invocato principio
dell'uguaglianza di trattamento tra concorrenti scaturisca direttamente
dall'art. 31 Cost. né se esso abbia una portata più estesa del diritto
garantito dall'art. 4 Cost. (cfr. in proposito DTF 116 Ia 237 consid. 3b
pag. 241, 345 consid. 5 pag. 348, 112 Ia 30 consid. 3 pag. 34). Basta
in effetti osservare che, comunque sia, il principio invocato impone
unicamente che fattispecie giuridicamente uguali siano trattate in modo
uguale e fattispecie giuridicamente diverse in modo diverso. Esso non
vieta che, sul piano legislativo, vengano effettuate delle distinzioni, ma
richiede che le stesse siano giustificate da ragioni serie e obbiettive
(DTF 118 Ib 241 consid. 4c pag. 248, 117 Ia 97 consid. 3a pag. 101,
102 Ia 533 consid. 11e pag. 547).

    c) In concreto il decreto contestato intende lottare contro i
comprensibili inconvenienti derivanti dal pendolarismo del pieno (non solo
il peggioramento dell'igiene dell'aria ma anche gli odori molesti ed i
rumori legati al traffico, nonché la diminuita sicurezza sulle strade;
cfr. Messaggio n. 3804 del 2 luglio 1991 concernente il decreto in
questione): è quindi evidente che esso debba espletare i suoi effetti là
dove tale fenomeno è particolarmente intenso, e non su tutto il territorio
cantonale. Una soluzione diversa non opererebbe distinzioni necessarie
tra fattispecie giuridicamente diverse: violerebbe pertanto il divieto
della disparità di trattamento. Per quanto riguarda la determinazione dei
confini delle regioni sottoposte a regolamentazioni diverse, va osservato
che la loro fissazione dipende essenzialmente da circostanze locali che
il legislatore cantonale meglio conosce del Tribunale federale. Limitando
la validità del decreto a sud del Monte Ceneri, l'autorità cantonale non
ha per nulla ecceduto il proprio margine di apprezzamento. La distanza
tra il Sopraceneri e i principali valichi doganali poteva, in effetti,
essere ritenuta sufficiente per scoraggiare i cosiddetti pendolari del
pieno. Anche la possibilità di mantenere in servizio i distributori
automatici siti a nord del ponte-diga di Melide poggia su ragioni
serie e oggettive: la minor attrattività dei distributori automatici
e la distanza di circa 20 km dal confine di Chiasso-Brogeda permettono
infatti di ritenere che una tale deroga non contravvenga allo scopo del
decreto. D'altro canto, il traffico frontaliero di approvvigionamento di
carburanti proveniente dal valico di Ponte Tresa non risulta aver provocato
i medesimi inconvenienti di quelli riscontratisi nel Mendrisiotto. Il fatto
che da tale valico sia possibile accedere direttamente in una regione in
cui i distributori automatici possono continuare a funzionare anche la
notte non costituisce pertanto un'inammissibile disparità di trattamento.

Erwägung 9

    9.- I ricorrenti sollevano infine la violazione del principio
della forza derogatoria del diritto federale, sancito all'art. 2
Disp.trans.Cost. Chiamato a pronunciarsi sull'asserita violazione
della disposizione menzionata, il Tribunale federale esamina, con
piena cognizione, se l'ordinamento di diritto cantonale impugnato
sia compatibile con il diritto federale di ogni livello. Il principio
invocato vieta, infatti, ai Cantoni di legiferare in materie che sono già
state disciplinate in modo esaustivo dalla Confederazione, di eludere il
diritto federale o, infine, di contraddirne il senso o lo spirito (DTF
118 Ia 299 consid. 3a pag. 301 con rinvii). Orbene, nella fattispecie,
il decreto litigioso non elude certo il senso o lo spirito della legge
sulla protezione dell'ambiente; anzi, esso cerca semmai di concretizzarne
il fine che consiste, tra l'altro, nel proteggere l'uomo dagli effetti
dannosi e molesti (cfr. art. 1 cpv. 1 LPA). Resta pertanto da esaminare se
l'atto impugnato violi disposizioni di diritto federale o se il Cantone
abbia voluto regolare una materia disciplinata in modo esaustivo dalla
Confederazione.

    a) Va innanzitutto rilevato che, contrariamente a quanto ritenuto dai
ricorrenti, la disciplina normativa contestata non è contraria ad alcuna
disposizione della legge sulla protezione dell'ambiente; e ciò neppure
qualora essa vada qualificata come provvedimento emanato nell'ambito
della legge menzionata. Certo, la limitazione generale degli orari di
esercizio delle stazioni di rifornimento di carburanti non è facilmente
qualificabile nello strumentario messo a disposizione dal diritto
federale. Esso colpisce, in effetti, tutte le stazioni di benzina della
zona interessata dal decreto, senza esaminare se ognuna di esse provocasse
delle emissioni eccessive. Nondimeno va rilevato che il provvedimento, in
realtà, è rivolto contro il traffico frontaliero di approvvigionamento di
carburanti, le cui dimensioni eccezionali provocavano gravi inconvenienti
ambientali. Orbene, la valutazione globale di tale particolare fenomeno,
così come l'adozione di un'unica misura atta a contrastarlo, non viola il
diritto federale. La stessa legge federale sulla protezione dell'ambiente
impone infatti una valutazione globale dell'inquinamento atmosferico
e fonico (cfr. art. 8 LPA; DTF 118 Ib 26 consid. 5 pag. 33). Anche
il mezzo scelto a tale scopo è conforme alla legge menzionata: la
limitazione degli orari di esercizio delle stazioni di rifornimento di
carburanti costituisce infatti un mezzo adeguato ed efficace per ridurre
gli inconvenienti legati al pendolarismo del pieno. Né i ricorrenti possono
essere seguiti quando affermano che la normativa in questione è contraria
agli art. 11 e 12 LPA, poiché non colpisce la fonte inquinante, ovvero
il traffico, bensì le stazioni di servizio. Va in effetti osservato che,
nella valutazione delle emissioni provenienti da un impianto (quale è una
stazione di rifornimento di carburanti, art. 7 cpv. 7 LPA), non vanno
valutate solo quelle provenienti direttamente dall'infrastruttura in
questione, ma anche quelle connesse con il suo esercizio: segnatamente
va tenuto conto del traffico veicolare che esso comporta (DTF 118 Ib 26
consid. 5c pag. 34, 117 Ib 156 consid. 2d pag. 161, 113 Ib 393 consid. 6
pag. 400). Se l'esame porta a concludere che le emissioni vanno limitate,
nulla vieta di intervenire modificando gli orari di esercizio dell'impianto
(cfr. DTF 113 Ib 393 consid. 6 pag. 400). Considerato poi che in Ticino i
valori di immissione di sostanze inquinanti presenti nell'atmosfera sono
sovente superati è ammissibile anche un inasprimento delle limitazioni
delle emissioni (art. 11 cpv. 3 LPA).

    b) Così stando le cose, può rimanere indeciso il quesito di sapere
se il decreto contestato costituisca una misura di applicazione della
legge federale sulla protezione dell'ambiente, se vada considerato come
diritto cantonale sulla protezione dell'ambiente emanato in attesa di
un'ordinanza del Consiglio federale o, infine, se si tratti di diritto
cantonale autonomo. Certo è in effetti che in ognuna di tali ipotesi il
Cantone sarebbe competente per emanare una simile normativa.

    Nel primo caso, la competenza del Cantone potrebbe poggiare
sull'art. 36 LPA e la misura potrebbe essere qualificata sia come
prescrizione di esercizio (giusta l'art. 12 cpv. 1 lett. c LPA:
contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, il legame tra le emissioni
provocate dal traffico e l'esercizio delle stazioni di benzina è infatti
sufficientemente stretto da permettere l'adozione dell'atto litigioso)
che eventualmente come misura contro le immissioni eccessive del traffico
(art. 19 OIAt), adottata in base al piano di risanamento dell'aria
deciso dal Consiglio di Stato ticinese nel marzo 1991 (cfr. art. 31 e
33 OIAt). Nella seconda ipotesi, la competenza legislativa cantonale
scaturirebbe dall'art. 65 cpv. 1 LPA; le norme cantonali contestate sono
del resto conformi al cpv. 2 di tale disposto: non disciplinano infatti
temi che tale norma sottrae alla competenza cantonale e non modificano i
valori limite d'immissione, di allarme o di pianificazione. Per di più,
può essere ritenuto soddisfatto, seppur di misura, l'obbligo dettato
dall'art. 65 cpv. 1 LPA di udire il Dipartimento federale dell'interno. Il
16 maggio 1991 il Cantone Ticino ha infatti informato l'Ufficio federale
dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio di voler ricondurre il
precedente decreto (che era già stato sottoposto all'autorità federale
nell'ambito dello studio di un piano di risanamento dell'aria) e,
in tale occasione, l'autorità federale ha rinunciato a esprimersi
sull'atto legislativo, in ragione dei ricorsi pendenti dinanzi al
Tribunale federale. In simili circostanze e, in particolare, in assenza
di una richiesta delle autorità federali di una consultazione più formale,
quest'ultima non si imponeva. Infine, nella terza delle ipotesi menzionate
sopra, che troverebbe applicazione qualora si ritenesse che la disciplina
normativa esuli dal campo di applicazione della legge federale sulla
protezione dell'ambiente, la competenza a emanare il decreto contestato
potrebbe fondare su competenze di polizia proprie ai Cantoni. In effetti,
questi, di principio, sono competenti per regolare gli orari di chiusura
dei negozi, nella misura in cui la regolamentazione non è volta alla
protezione dei lavoratori [disciplinata in modo esaustivo dalla legge
federale sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio (legge
sul lavoro), del 13 marzo 1964 (LL; RS 822.11)], bensì alla salvaguardia
della tranquillità pubblica di notte e durante i giorni festivi (cfr. DTF
98 Ia 395 consid. 3 pag. 400; cfr. pure art. 71 lett. c LL). L'adozione
della legge federale sulla protezione dell'ambiente non ha privato i
Cantoni di tale competenza; e ciò anche se le norme cantonali hanno per
effetto di limitare delle emissioni nocive [cfr. ZBl 88 (1987) pag. 453
consid. 5b; RAUSCH, Commentario della legge federale sulla protezione
dell'ambiente, all'art. 65 n. 20].

    c) Dai motivi esposti consegue che il decreto legislativo contestato
non viola alcuna norma di diritto federale, né ne contraddice il
senso o lo spirito. Non è inoltre stato emanato in dispregio di
una competenza esclusiva della Confederazione: esso non viola dunque
l'art. 2 Disp.trans.Cost.; la relativa censura è infondata e, come tale,
va respinta.