Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

BGE 119 IB 74



119 Ib 74

8. Estratto della sentenza della Camera d'accusa del 12 marzo 1993 nella
causa J. c. Ufficio federale di polizia (reclamo) Regeste

    Vollzug des Auslieferungshaftbefehls; Art. 49 Abs. 2 IRSG.

    Auch wenn der Auslieferungshaftbefehl nicht wirksam ist, solange sich
der Verfolgte in Untersuchungs- oder Strafhaft befindet, kann dieser
den Auslieferungshaftbefehl innert 10 Tagen seit dessen Eröffnung mit
Beschwerde bei der Anklagekammer des Bundesgerichts anfechten (Änderung
der in BGE 111 Ib 50 publizierten Rechtsprechung) (E. 1).

Auszug aus den Erwägungen:

                  Considerando in diritto:

Erwägung 1

    1.- a) Il reclamante si trova attualmente detenuto, oltre che in base
all'ordine di arresto a fini di estradizione, che ha dato origine alla
sua carcerazione, anche in virtù di un ordine di arresto del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto per violazione della legge federale
concernente il domicilio e la dimora degli stranieri e per truffa,
ossia per due reati soggiacenti alla giurisdizione svizzera. In virtù
dell'art. 49 cpv. 2 (AIMP), l'ordine di arresto in vista d'estradizione
è inefficace fin tanto che la persona perseguita si trova in carcere
preventivo o espiatorio. Il reclamante, benché sia stato arrestato
originariamente ai fini di estradizione, si trova nella situazione
descritta dall'art. 49 cpv. 2 AIMP, che stabilisce la prevalenza
della carcerazione preventiva o espiatoria per reati soggetti alla
giurisdizione svizzera, rispetto a quella in vista di estradizione. La sua
situazione attuale è quindi quella di un detenuto in carcere preventivo;
la carcerazione ai fini di estradizione diverrà efficace soltanto quando
cessi quella dipendente da reati soggetti alla giurisdizione svizzera.

    b) In DTF 111 Ib 50, la Camera d'accusa del Tribunale federale ha
stabilito che, poiché l'ordine di arresto in vista di estradizione è
inefficace fintantoché la persona perseguita si trova in carcere preventivo
o espiatorio, l'interessato non può impugnarlo fintantoché perduri tale
circostanza. In base a questa giurisprudenza, il reclamo di J. sarebbe
inammissibile, perché prematuro: egli non avrebbe un interesse giuridico
attuale ad impugnare un ordine di arresto non ancora divenuto efficace
(nel caso concreto, attualmente inefficace, dato che all'ordine dell'UFP
è stata data esecuzione il 10 febbraio 1993 e che esso è stato seguito
dall'ordine di arresto del magistrato ticinese dell'11 febbraio 1993, il
quale, in virtù dell'art. 49 cpv. 2 AIMP, ha fatto venir meno l'efficacia
dell'ordine di arresto dell'UFP).

    Questa giurisprudenza non può essere mantenuta, almeno nella sua
formulazione più generale. Essa si fonda su di un principio di economia
procedurale, che è di per se stesso provvisto di pregio: non conviene
decidere anticipatamente su di una situazione che può modificarsi fino
al momento in cui cessa la carcerazione preventiva o espiatoria e in
cui inizia quella ai fini di estradizione; poiché il giudizio sulla
legittimità dell'ordine di arresto in vista d'estradizione deve tener
conto delle circostanze esistenti al momento in cui esso diviene efficace,
sarebbe, secondo la menzionata giurisprudenza, inconferente giudicare
in base a una situazione precedente. Senonché, all'applicazione di
tale principio si oppongono nella maggioranza dei casi serie ragioni di
ordine pratico e procedurale. Va anzitutto rilevato che la procedura di
estradizione (di cui l'arresto ai fini di estradizione è cronologicamente
ed effettivamente la prima fase, o una delle prime) non è per nulla sospesa
in caso di carcerazione preventiva o espiatoria per reati soggetti alla
giurisdizione svizzera. Tale procedura, che suole generalmente durare un
tempo relativamente lungo (possibilità di proroga del termine di base,
di successive richieste d'informazione complementari, di assicurazioni
previe di vario genere - in materia di procedura nello Stato richiedente,
di reciprocità ove non esistano convenzioni ecc.) segue - e deve seguire
(v. ad es. art. 16 n. 4 della Convenzione europea di estradizione) -
sollecitamente l'arresto provvisorio, anche se questo (per una disposizione
del diritto interno svizzero, l'art. 49 cpv. 2 AIMP) diviene efficace solo
alla cessazione della detenzione preventiva o espiatoria. Se si volesse
essere conseguenti con la giurisprudenza pubblicata in DTF 111 Ib 50,
occorrerebbe sospendere l'intera procedura di estradizione fino al termine
della detenzione preventiva o espiatoria, ciò che non è manifestamente la
prassi seguita e che sarebbe impensabile. In realtà, l'economia procedurale
rettamente intesa esige un parallelismo procedurale, sia pure con il
rischio di eventuali modifiche della situazione, intervenute nell'iter
di ambedue le procedure. Scopo principale dev'essere che, quando cessi
la detenzione preventiva o espiatoria (ossia quando sia stato deciso,
provvisoriamente o definitivamente, che non si giustifica un rinvio
a giudizio dinanzi ad autorità svizzere in stato di arresto, oppure
quando la pena detentiva eventualmente pronunciata da autorità svizzere
sia stata scontata), il carcerato possa essere estradato senza indugio
(se nel frattempo la procedura d'estradizione sollecitamente iniziata
abbia potuto, indipendentemente dalla detenzione preventiva o espiatoria
dell'estradando, essere portata a termine) allo Stato richiedente,
laddove l'estradizione sia accordata, oppure rimesso in libertà, laddove
l'estradizione sia rifiutata e non sia stato assunto un procedimento
penale sostitutivo da parte delle autorità svizzere. L'art. 49 cpv. 2
AIMP non esige affatto che non possa decidersi in sede di reclamo sulla
legittimità dell'ordine di arresto ai fini di estradizione sino a che
esso non sia divenuto efficace. Tale disposizione di legge stabilisce
soltanto che l'ordine di arresto non diviene operante fintantoché duri
la carcerazione preventiva o espiatoria, e ciò appare evidente, perché
tale carcerazione prevalente è solo il corollario del diritto della
Svizzera quale Stato richiesto di giudicare previamente l'estradando per
i reati commessi in Svizzera (diritto al quale la Svizzera può peraltro
di caso in caso rinunciare per ragioni di opportunità, provvisoriamente
o definitivamente, imponendo eventualmente allo Stato richiedente di
giudicare i fatti punibili commessi in Svizzera o di riconsegnare alla
Svizzera l'estradando dopo il giudizio nello Stato richiedente, per
esempio, dopo che egli vi abbia scontato la pena colà inflittagli). È
vero che, nei casi in cui la carcerazione preventiva o espiatoria di un
estradando per reati commessi in Svizzera sia lunga, può avvenire che
sia superfluo decidere in sede di reclamo sulla legittimità di un ordine
di arresto ai fini di estradizione, notificato durante la carcerazione
preventiva o espiatoria, perché nel frattempo le autorità svizzere hanno
deciso di accordare o di rifiutare l'estradizione, sicché, in virtù di
tale decisione, sarebbe possibile di consegnare senz'altro l'estradando
allo Stato richiedente o, in caso di rifiuto, di porlo in libertà al
termine della carcerazione preventiva o espiatoria. Coerentemente con
DTF 111 Ib 50 occorrerebbe, d'altra parte, se si volesse rispettare
rigorosamente il principio stabilito da tale giurisprudenza, emanare,
o quanto meno notificare, solo al termine della carcerazione preventiva o
espiatoria l'ordine di arresto ai fini di estradizione quando sia allora
ancora pendente la procedura estradizionale. Poiché tuttavia l'ordine
di arresto ai fini di estradizione continua - e con ragione - ad essere
notificato all'estradando non appena l'autorità svizzera riceve la domanda
di arresto provvisorio o di estradizione, occorrerebbe, come conseguenza
di DTF 111 Ib 50, che tale ordine fosse nuovamente notificato al termine
della carcerazione preventiva o espiatoria, o che l'estradando sia quanto
meno in quel momento reso attento che il termine per impugnare dinanzi
alla Camera d'accusa del Tribunale federale l'ordine di arresto ricevuto
settimane o mesi addietro comincia a correre. Ciò comporta inconvenienti e
complicazioni, specialmente di ordine pratico, evidenti e non corrisponde
all'interesse di nessuna delle parti implicate. La Svizzera ha un interesse
ad allontanare dal proprio territorio il più presto possibile l'estradando
ove la domanda di estradizione sia accolta (o eventualmente di espellerlo
in certi casi di rifiuto dell'estradizione); lo Stato richiedente ha
un interesse a veder decisa al più presto la domanda di estradizione,
sicché una sollecita decisione almeno sulla carcerazione ai fini di
estradizione costituisce già una tappa importante; l'estradando stesso
ha un eminente interesse proprio - a torto negletto da DTF 111 Ib 50 -
a sapere se, al termine della carcerazione preventiva o espiatoria,
deve attendere in carcere o no l'esito della procedura di estradizione,
ove questa sia tuttora pendente (da notarsi che, per consolidata
giurisprudenza, la carcerazione costituisce durante questo periodo
la norma). Tutti questi motivi fanno sì che la decisione su reclamo
circa la legittimità dell'ordine di arresto ai fini di estradizione -
che, giova ripeterlo, è notificato subito dopo l'arresto eseguito sulla
richiesta provvisoria dello Stato richiedente - deve, almeno di regola,
avvenire in base ad un'impugnazione effettuata entro i dieci giorni
successivi alla notificazione. Che poi l'ordine di arresto, riconosciuto
legittimo, divenga efficace, ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 AIMP, solo alla
cessazione della carcerazione preventiva o espiatoria, è una conseguenza,
come già si è detto sopra, logica e positiva; essa consente di abbreviare
la procedura di estradizione e, se del caso, di consegnare immediatamente
l'estradando allo Stato richiedente alla cessazione della carcerazione
preventiva o espiatoria.

    c) Perché sia possibile di tener conto di eventuali modificazioni
della situazione tra la decisione sulla legittimità dell'ordine di arresto
ai fini di estradizione ancora inefficace e il momento in cui tale ordine
divenga efficace (cessazione della carcerazione preventiva o espiatoria),
è certamente sempre consentito all'interessato di far valere motivi tratti
da tali modificazioni, sempreché essi siano idonei a far prescindere da
una carcerazione in vista d'estradizione (trattasi, in particolare, delle
circostanze contemplate dall'art. 47 cpv. 1 e 2 AIMP) e non fossero noti al
momento in cui l'interessato aveva la possibilità d'impugnare per la prima
volta l'ordine di arresto ai fini di estradizione (così, se l'interessato
fosse divenuto incarcerabile nel frattempo, egli potrebbe far valere tale
circostanza anche dopo la scadenza del termine d'impugnazione dell'ordine
di arresto, ossia anche dopo i 10 giorni successivi alla notificazione di
tale ordine). Va rilevato al proposito, che, in modo generale, qualsiasi
persona carcerata per qualsiasi titolo, ha in qualsiasi momento diritto,
già in base ai principi generali posti a tutela della libertà personale, di
chiedere la propria liberazione all'autorità che ne ha ordinato l'arresto,
ove sia in grado di dimostrare che le ragioni della sua detenzione, quali
previste dalla legge, sono venute meno (v. ad es., art. 59 cpv. 2 DPA e
altresì art. 50 cpv. 3 ultima proposizione AIMP che permette alla persona
perseguita di chiedere in ogni tempo d'essere scarcerata; è peraltro dubbio
- ma può rimanere indeciso nella fattispecie - se quest'ultima disposizione
possa essere applicata in ogni caso anche in costanza di carcerazione
preventiva o espiatoria, poiché l'interessato non potrebbe comunque essere
posto in libertà prima che sia cessata la sua carcerazione preventiva o
espiatoria). Le decisioni pronunciate dall'UFP su nuove domande di revoca
di un ordine di arresto ai fini di estradizione sono sempre impugnabili
dinanzi al Tribunale federale. È ovvio che sia l'UFP che il Tribunale
federale esamineranno allora soltanto motivi nuovi e pertinenti.

    Per le ragioni di cui sopra, si giustifica pertanto nella fattispecie
concreta di esaminare il merito del reclamo presentato da J., benché
esso sia diretto contro un ordine di arresto ai fini di estradizione che,
conformemente all'art. 49 cpv. 2 AIMP, non può ancora essere eseguito.