Sammlung der Entscheidungen des Schweizerischen Bundesgerichts
Collection des arrêts du Tribunal fédéral suisse
Raccolta delle decisioni del Tribunale federale svizzero

BGE 119 II 307



119 II 307

59. Estratto della sentenza del 3 marzo 1993 della II Corte civile nella
causa Francesco Fornaciarini contro Consiglio di Stato del Cantone Ticino
(ricorso per riforma) Regeste

    Art. 30 Abs. 1 ZGB. Namenswechsel eines Kindes unverheirateter Eltern.

    1. Familienname eines Kindes verheirateter (E. 3b) und eines Kindes
unverheirateter Eltern (E. 3c).

    2. Mit einer Namensänderung kann einem Kind unverheirateter Eltern
nicht ein Doppelname gegeben werden, der sich aus dem Familiennamen des
Vaters gefolgt von jenem der Mutter oder umgekehrt zusammensetzt (E. 4).

Sachverhalt

    A.- Daniela Fornaciarini e Claudio Gianettoni convivono da oltre 10
anni. Dalla loro unione è nato, il 28 giugno 1982, il figlio Francesco, che
porta il cognome della madre. Claudio Gianettoni ha riconosciuto il figlio,
contribuisce al suo mantenimento e gli prodiga le cure necessarie alla sua
educazione e al suo sviluppo, senza che vi sia tuttavia l'intenzione dei
genitori di unirsi in matrimonio. Nella comunione domestica vivono pure le
due figlie di Claudio Gianettoni, nate da un suo precedente matrimonio
e entrambe maggiorenni. Il 10 dicembre 1990 Daniela Fornaciarini,
quale rappresentante legale di Francesco Fornaciarini, ha chiesto al
Consiglio di Stato del Cantone Ticino l'autorizzazione al cambiamento
del cognome del figlio in Gianettoni-Fornaciarini o, in via sussidiaria,
in Fornaciarini-Gianettoni. Con risoluzione 11 agosto 1992 il governo
cantonale ha respinto l'istanza.

    B.- Il 9 settembre 1992 Francesco Fornaciarini, rappresentato dalla
madre, ha inoltrato contro predetta decisione un ricorso per riforma, con
cui ha rinnovato le richieste formulate in sede cantonale. Il Consiglio di
Stato del Cantone Ticino ha proposto la reiezione del gravame. Il Tribunale
federale ha respinto il ricorso e confermato la decisione impugnata.

Auszug aus den Erwägungen:

                      Dai considerandi:

Erwägung 3

    3.- a) Il diritto al nome è principalmente istituito nell'interesse
dell'individuo e appartiene essenzialmente al diritto privato (DTF 96 I
428 consid. 1b). Dipende dai diritti della personalità e costituisce un
segno distintivo che determina l'identità della persona e indica la sua
appartenenza a una famiglia (A. BUCHER, Personnes physiques et protection
de la personnalité, 2a ed., n. 760).

    b) Per cognome coniugale si intende il cognome del marito o il cognome
della sposa, qualora un'istanza degli sposi ai sensi dell'art. 30 cpv. 2
CC sia stata accolta. Il cognome, composto dal cognome del marito con
l'aggiunta del cognome che la moglie portava da nubile, non è il cognome
legale della famiglia, anche se corrisponde a un uso abbastanza corrente
e permette talvolta di aumentare il carattere distintivo di cognomi
ampiamente diffusi (DTF 110 II 99 consid. 2). Anche se un coniuge
utilizza nei rapporti sociali un cognome composto come appena descritto
o se la moglie fa uso della facoltà conferitale dall'art. 160 cpv. 2 CC
di anteporre il proprio cognome a quello coniugale, il cognome coniugale
rimane quello del marito. Ed è quest'ultimo il cognome che viene assunto
alla nascita dal figlio di genitori fra di loro coniugati (art. 270
cpv. 1 CC).

    c) Giusta l'art. 270 cpv. 2 CC, il figlio di genitori non uniti
in matrimonio assume il cognome della madre, ma se costei porta un
doppio cognome in seguito a un matrimonio precedente, soltanto il primo
cognome. Questa soluzione è dettata essenzialmente da motivi di ordine
pratico. Se i genitori non hanno lo stesso cognome, è nell'interesse
del bambino di avere il cognome del genitore con cui ha i legami più
stretti. Di regola, un figlio naturale vive con la madre, presupponendo
che i genitori non vivono nella stessa economia domestica. Dal momento
che essi, invece, formano, di fatto, una famiglia, niente parrebbe imporre
che il figlio acquisti il nome della madre piuttosto di quello del padre
con cui intrattiene legami altrettanto stretti (VAN HOBOKEN-DE ERNEY,
Familienname und Persönlichkeit. Eine namensrechtliche Untersuchung mit
besonderer Berücksichtigung der Namensführung von Frau und Kind, tesi,
Zurigo 1984, pag. 229). La giurisprudenza del Tribunale federale ammette,
e ciò anche prima dell'entrata in vigore del nuovo diritto matrimoniale,
che il figlio di genitori non coniugati può a determinate condizioni
- segnatamente la durata e la stabilità del concubinato dei genitori,
l'interesse del figlio, l'impossibilità dei genitori di sposarsi - assumere
il nome del padre al posto di quello della madre mediante la procedura
prevista dall'art. 30 CC (cfr. DTF 96 I 429 consid. 2, 95 II 503 segg.,
70 I 216). In particolare il Tribunale federale ha considerato che per
permettere al figlio naturale o adulterino di dissimulare, nella misura
del possibile, la sua nascita illegittima, questi dev'essere autorizzato
a acquisire il nome del padre naturale. Infatti il figlio non dev'essere
sanzionato per le colpe dei genitori. In seguito tale giurisprudenza
si è staccata dal criterio, che voleva la procedura dell'art. 30 CC
sussidiaria alle altre vie, in particolare al matrimonio dei genitori
naturali, ammettendo che, anche qualora non vi sia alcun impedimento
oggettivo a un tale matrimonio, un cambiamento del nome del figlio può
essere autorizzato (DTF 107 II 289, 105 II 241). Il Tribunale federale
ha comunque sempre mantenuto il criterio della stabilità della relazione
fra i genitori. La prassi ha ammesso questa possibilità sempre al fine
di assimilare la situazione del figlio quanto più possibile a quella di
bambini nati da genitori uniti in matrimonio. Attualmente la legislazione
come la giurisprudenza tendono a evitare, in caso di rottura del rapporto
di concubinato, che il figlio che vive con la madre - come succede nella
maggior parte dei casi - abbia un cognome diverso da quello della madre.
Tuttavia più l'unione è stabile - e la sua durata può esserne un indizio -
meno si impone di far mantenere al figlio il cognome della madre.

    d) La critica ricorsuale, che vede nella vigente legislazione
una lacuna, è pertanto infondata. Da quanto precede è evidente che il
Codice civile regola la questione del cognome dei figli naturali, e la
giurisprudenza l'ha completata, al fine di tener conto del fatto che
molti di essi non vivono in una famiglia monogenitore, ma con entrambi
i genitori. Come rettamente rileva il governo cantonale, il ricorrente
avrebbe potuto chiedere l'autorizzazione ad assumere il nome del padre.

Erwägung 4

    4.- a) Il ricorrente sostiene che il cognome che intende assumere non
comporta un cambiamento radicale, poiché esso si distanzia meno da quello
originario di quanto, invece, sarebbe il caso con l'assunzione del solo
cognome del padre, per cui esso dovrebbe essere concesso più facilmente.
Inoltre un cognome doppio permette di mettere in evidenza la discendenza
da entrambi i genitori.

    L'argomentazione ricorsuale misconosce le ragioni che hanno portato il
Tribunale federale ad ammettere il cambiamento del nome di figli nati da
genitori non uniti in matrimonio. La ratio della giurisprudenza illustrata
nel precedente considerando ne costituisce anche il limite. Come già
precisato, la prassi permette l'assunzione del nome del padre, che vive
con la madre e il figlio nella medesima economia domestica, unicamente
per evitare a quest'ultimo eventuali inconvenienti, che potrebbero
scaturire dal fatto che i suoi genitori non sono coniugati. Infatti
nonostante una liberalizzazione dei costumi, non è possibile escludere una
discriminizzazione sociale dei figli nati fuori dal matrimonio. Si tratta
dunque di avvicinare il più possibile lo statuto del figlio naturale a
quello di figli di genitori fra loro sposati, anche se tuttavia occorre
riconoscere che l'unità del cognome di una famiglia di fatto è realizzata
in modo insoddisfacente, poiché la madre continua ad avere un cognome
differente.

    b) A giusto titolo, poi, il Consiglio di Stato osserva che la
soluzione prospettata dal ricorrente non è prevista né dal Codice
civile né dalla giurisprudenza. La richiesta del ricorrente non gli
permetterebbe di avere un nome che lo assimilerebbe a un membro di una
famiglia composta da genitori coniugati, ma al contrario ne accrescerebbe
lo statuto particolare, rivelando definitivamente la sua nascita fuori
dal matrimonio. Inoltre, come indica l'Ufficio federale di giustizia,
nella fattispecie si creerebbe una famiglia nella quale non esiste alcun
cognome comune, tranne quello del padre e le sue due figlie di primo
letto. È del resto, se contrariamente a quanto prospettato dai genitori
del ricorrente, essi si dovessero un giorno sposare e avere altri figli
comuni, quest'ultimi non potrebbero avere lo stesso cognome dell'istante.
Questo fatto darebbe luogo a un'ineguaglianza di trattamento fra i
discendenti di una medesima famiglia e più in generale fra figli di
genitori coniugati e figli di persone che vivono in concubinato. Infatti
a quest'ultimi verrebbe data la possibilità di assumere sia il cognome
del padre che quello della madre, mentre la legislazione vigente non lo
permette ai primi. Nella fattispecie non si vede poi quale sia per il
ricorrente l'interesse - che prevale su quello pubblico dell'immutabilità
del nome (DTF 107 II 291) - ad avere un cognome diverso da tutti gli
altri componenti dell'economia domestica in cui vive.

    c) Se si può concordare con il ricorrente che il nuovo diritto di
famiglia non realizza l'intento della parità fra donna e uomo per quanto
concerne la trasmissione del cognome (cfr. DTF 115 II 201 consid. d),
è necessario ricordare che il Tribunale federale, in virtù dell'art. 113
cpv. 3 Cost., deve applicare le leggi federali anche qualora esse non
dovessero rispettare la Costituzione. È pertanto inutile il riferimento
ricorsuale a una decisione del Bundesverfassungsgericht germanico
su questo punto, poiché la Corte appena menzionata può esaminare
la costituzionalità delle leggi. Inoltre il ricorrente non è che
toccato indirettamente da questa disparità di trattamento e non è quindi
legittimato a invocarla in suo favore. Infatti vittima della ineguaglianza
citata dal ricorrente è innanzi tutto la donna, che sposandosi non può
né mantenere né trasmettere ai figli il proprio cognome. Nemmeno la
dottrina si rivela insensibile a tali argomenti. A. BUCHER, ad esempio,
ritiene inevitabile una revisione della legge (op.cit., n. 779). Tuttavia
non esiste nessun autore che sostiene, per il diritto svizzero, la tesi
del ricorrente tendente all'assunzione, da parte del figlio di genitori
non coniugati, sia del cognome del padre che quello della madre. D'altra
parte la domanda principale corrisponde al cognome composto dei genitori
(Gianettoni-Fornaciarini), se essi fossero sposati, mentre quella
sussidiaria (Fornaciarini-Gianettoni), potrebbe creare della confusione
supplementare, poiché esso potrebbe essere scambiato con un cognome
coniugale composto e far apparire il cognome Fornaciarini come quello
del padre.

    d) Nemmeno la CEDU dà conforto alle argomentazioni
ricorsuali. A. HÄFLIGER - citando la decisione della Commissione
europea dei diritti dell'uomo n. 8042/77 (DR 12, pag. 202) emanata
prima dell'entrata in vigore del nuovo diritto matrimoniale svizzero -
indica che il fatto di rendere facilmente identificabili i membri di una
famiglia giustifica l'imposizione del nome del marito alla moglie e ai
figli senza ledere l'art. 14 CEDU (Die Europäische Menschenrechtskonvention
und die Schweiz, Berna 1993, pag. 261). Più recentemente la Commissione nel
suo rapporto del 21 ottobre 1992 nel caso Burghartz e Schnyder Burghartz
c. Svizzera (la decisione impugnata è pubblicata in DTF 115 II 193 segg.),
attualmente pendente presso la Corte europea, non ha criticato il fatto
che i figli di genitori uniti in matrimonio portano sempre il cognome
coniugale.

    e) Pur essendo esatto che in Svizzera esistono, anche se non frequenti,
dei cognomi formati da due cognomi (ad esempio: Ressiga-Vacchini,
Aostalli-Adamini, Robert-Tissot, Rey-Mermet), occorre tuttavia riconoscere
che il diritto svizzero è fondato sul principio della trasmissione ai
discendenti di un solo cognome. Del resto, il ricorrente, menzionando
la possibilità della donna coniugata di mantenere il proprio cognome
anteponendolo a quello del marito, misconosce il fatto che tale cognome
non costituisce il cognome coniugale che è trasmesso ai figli. Inoltre,
come rileva giustamente l'Ufficio federale di giustizia, il grave motivo
deve riferirsi anche al nome richiesto. In concreto non si può sostenere
che sia nell'interesse del figlio di pronunciare e scrivere la combinazione
dei due cognomi, di cui uno è composto da quattro e l'altro da cinque
sillabe. Del resto, secondo A. BUCHER, i cognomi composti assunti da
numerose donne sono spesso lunghi e difficili da ricordare, con la
conseguenza che l'uso corrente è di amputarne una parte (op.cit., n. 779).

Erwägung 5

    5.- Infine il ricorrente afferma che la decisione impugnata viola
una Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. In linea
di principio una siffatta censura è ricevibile, poiché pure i trattati
internazionali costituiscono del diritto federale ai sensi dell'art. 43
cpv. 1 OG. Tuttavia tale critica si rivela infondata, poiché la Convenzione
non è ancora stata ratificata dalla Svizzera. Il ricorso deve pertanto
essere respinto, non essendovi dei gravi motivi, come prescritto
dall'art. 30 cpv. 1 CC, per concedere il cambiamento del nome.